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| Le
origini |
Lo
studio per una vettura di piccole dimensioni, che sostituisse nelle
famiglie Italiane del dopoguerra il ruolo della Vespa, era stato
intrapreso sin nel 1952, quando gli ingegneri della
FIAT, capeggiati dall'ing. Dante Giacosa, ripresero in mano alcuni
progetti di prima della guerra e cominciarono a svilupparne
di nuovi. Lo spunto decisivo lo diede un disegno inviato all'ing.Giacosa,
da un tecnico della Deutsche FIAT. Questi presentò un disegno di
una microvettura spinta da un motore a due tempi di derivazione
motociclistica. Il motore fu scartato perché non rispondeva ai canoni
della FIAT in fatto di economia e durata, ma la carrozzeria fu giudicata
positivamente. |
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Cominciò così lo sviluppo di un motore adeguato.
Dopo vari studi, si optò per un motore simile a quello della
600, disposto longitudinalmente, questo motore, però, trasmetteva
alla carrozzeria notevoli vibrazioni. Questo problema fu risolto
in modo ingegnoso dai tecnici della FIAT, che escogitarono un
semplice ma efficace sistema di sospensione del motore, che
ovviava al problema in modo definitivo. L'originale disegno
della carrozzeria eseguito da Bauhof, fu rivisitato a fondo
dall'ing. Giacosa, per renderlo più piacevole e per irrobustire
la struttura.
Nel 1954 la commissione "tipi nuovi"
discusse per la prima volta sulla produzione del nuovo veicolo,
dando parere positivo. Così andarono avanti gli studi per la
carrozzeria e soprattutto per i motori. Nel gennaio
del 1956, fu deciso che la produzione della nuova vettura
iniziasse nel 1957. Per puri scopi commerciali
(si aveva paura di un interferenza della nuova 500 con la 600),
si decise anche di dotare la nuova vettura di due soli posti. |
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| 1957,
presentazione della "FIAT nuova 500" |
La presentazione
della nuova vettura della FIAT, avvenne nel luglio del 1957.
La vettura aveva la carrozzeria portante, il tetto apribile fino al
cofano posteriore, un eccezionale accessibilità. Le dimensioni erano
minime, alta 1,33 m, larga 1,32 m. e lunga 2.97 m. era una delle vetture
più piccole. Le sospensioni e lo sterzo sono stati presi dalla 600,
i freni erano idraulici con ganasce autocentranti (novità per l'epoca).
L'impianto elettrico era a 12V con dinamo da 180W, comandata da cinghia.
Il comando d'accensione era costituito da una levetta posta tra i
sedili anteriori, accanto a quello dello starter.
L'impianto d'illuminazione era costituito da due
proiettori con lampada a doppio filamento, due fanalini sui parafanghi
con lampadine a doppio filamento per luci di direzione e posizione,
due fanalini posteriori con luci di direzione e lampade a doppio filamento
per quelle d'arresto e posizione; luce targa. Sulla plancia si trovava
il cruscotto comprendente il tachimetro, le spie dell'olio, delle
luci di posizione, della dimano e della riserva, direttamente su cruscotto
si trovavano le spie delle luci di profondità, degli indicatori di
direzione. Al centro del volante si trovava il pulsante dell'avvisatore
acustico. Il tergicristallo senza ritorno automatico, era comandato
da un interruttore sul cruscotto. L'accensione delle luci e l' azionamento
degli indicatori di direzione avveniva tramite levette poste sul cruscotto.
Il motore a 2 cilindri, 4 tempi era posizionato posteriormente era
in blocco con il cambio
e il
differenziale.
Aveva il basamento in alluminio, i cilindri in ghisa e testa in alluminio.
La cilindrata era di 479 cc. La distribuzione era a albero a camme
nel basamento comandato da catena, con aste e bilancieri, valvole
in testa inclinate di 12°. L'alimentazione veniva fornita da un carburatore
invertito dotato di starter per l'avviamento a freddo. Il raffreddamento
era ad aria forzate, aria che veniva prelevata attraverso un a griglia
alla base dell'lunotto e convogliata attraverso un tubo di grosso
diametro al ventilatore comandato dalla cinghia che azionava la dinamo.
L'aria di raffreddamento lambiva l'alettatura dei cilindri e la coppa
dell'olio.
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| Tutti
cristalli erano fissi, solo i due deflettori anteriori si potevano
aprire a compasso. La ventilazione estiva veniva assicurata
dal tetto apribile in tela e dalle feritoie poste sotto i fanali
anteriori, il riscaldamento invernale veniva assicurato da un
condotto munito di sportello di chiusura, che convogliava l'aria
di raffreddamento del motore all'interno dell'abitacolo. L'aspetto
esterno della 500 era povero, senza cromature, che all'epoca
abbondavano su tutte le automobili, non era dotata nemmeno di
copri cerchi. |
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Questo aspetto economico, la scarsa
dotazione di serie, la bassa velocità massima e la portata limitata
a due sole persone, fecero si che l'accoglienza da parte del pubblico
fu abbastanza fredda.
Questo scarso successo presso il grande pubblico,
convinse i progettisti FIAT, ad apportare alcune modifiche alla neonata.
Così nel dicembre del 1957 furono presentate due
nuove versioni, la Normale e la Economica. La Economica, riprendeva
i canoni della serie precedente ma con un motore più potente (15 CV
invece di 13), la Normale invece aveva della migliorie. Vennero aggiunte
delle cornici cromate ai fari, profili di metallo lucido sul cofano
anteriore e sulle fiancate, coprimozzi e la scritta nuova500 sul cofano
motore. I finestrini erano discendenti, i deflettori avevano il fermo
d'apertura, le levette di comando degli indicatori di direzione e
del devoluti erano coassiali allo sterzo e quello che più conta fu
aggiunto un sediletto imbottito nella parte posteriore. |
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a cui va il nostro più sincero ringraziamento per averci consentito
di integrare nel sito preziose informazioni sul mondo della Fiat 500. |
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